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DonnaTà di Alessandro di Camporeale - sabato 24 novembre 2012

DonnaTà Di Alessandro di Camporeale

on 24 November 2012.

Nero d'Avola in purezza.

Di Nero d'Avola monovitigno abbiamo recensito quello di Licata (Ag), quello in versione di Ispica (Rg), di Canicattì (Ag), di Noto (Sr) nonché quello di Cammarata (Ag). Oggi parliamo del NdA alla maniera di Camporeale nella parte occidentale della provincia di Palermo, quasi a confinare con quella di Trapani. E se credete che Alessandro sia un nome vi sbagliate in quanto è il cognome della famiglia che possiede 50 ha di cui 35 a viti di Nero d’Avola, Catarratto, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Chardonnay, Merlot, Syrah, Viogner, Sauvignon Blanc e Petit Verdot.
Tutto comincia agli inizi del 900 col nonno Antonino, oggi sono i fratelli Nino, Rosolino e Natale, coadiuvati dai giovani figli Benedetto, Anna e Benedetto, che si occupano dell'azienda, che oltre a 2.000 ettolitri di vino, ne produce 20 di olio extravergine. L'agricoltura degli Alessandro fonde la tradizione con la modernità, ai vecchi vigneti di oltre 30 anni si affiancano quelli decennali mentre la cantina è stata rifatta nel 2000 con le più moderne attrezzature di termocondizionamento e di vinificazione.

Siamo a circa 400 m in terreni calcarei e argillosi, con buona escursione termica giornaliera. La viticoltura è attenta al rispetto della vite con specifici diradamenti e mirate defoliazioni, la coltivazione è del tutto naturale anche perchè pur non scrivendolo in etichetta tutti i vini dell'azienda sono da uve biologiche e dalla corrente annata i vini si fregeranno della certificazione di biologici.
Il DonnaTà 2010 IGT Sicilia, 13,5° alcolici, che recensiamo prende il nome dall'appellativo che in famiglia davano a Natale, chiamandolo don Natale e quindi alla sicula Don Natà. Il vigneto, in contrada Mandranova, è del 2000 a spalliera e cordone speronato. Le cure in vigneto portano la produzione di uve a soli 65 q/ha, la vendemmia a metà settembre a mano con selezione dei grappoli. L'enologo è Vincenzo Bambina che da quest'anno sarà affiancato dal giovane Benedetto che ha completato i suoi studi nell'esclusivo Istituto Agrario di San Michele all'Adige. La macerazione è di 12 giorni con lieviti selezionati, malolattica, affinamento in acciaio per 6 mesi ed in bottiglia per quasi un anno.

Il colore è rosso rubino intenso. All'olfatto la bottiglia esaminata risultava inizialmente spenta, con profumi quasi assenti e difficili da identificare, ma non ci siamo disperati per cui insistendo con l'ossigenazione il vino è cambiato completamente con una meravigliante evoluzione. Ecco allora venir fuori la prugna, il melograno, la ciliegia, i fichi secchi, la noce moscata accompagnati da note resinose. Il tutto con un perfetto equilibrio, nessuno dei sentori prevale e spicca quindi un naso affascinante ed intrigante anche se non di notevole intensità. Al palato una bella struttura e questa qualità di equilibrio che si ritrova perfettamente esaltata da tannini evoluti e delicati, da una giusta acidità e sapidità. Rimane un retrogusto non lunghissimo ma tipicamente e piacevolmente vinoso.
Una produzione di 60.000 bottiglie ed un prezzo in enoteca di € 6,50.
Permette facili abbinamenti, noi lo consigliamo con una minestra di legumi, con polpette al ragout e con la vastedda del Belice.

ALESSANDRO
DI CAMPOREALE
Az. Vitivinicola

Contrada Mandranova
90043 Camporeale (Pa)
tel. 0924 37038
www.alessandrodicamporeale.com





Recensioni
di Giovanni Paternò

Rubrica a cura di   Salvo Giusino 

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Vignaioli di Langa e Piemonte 2012 - martedì 20 novembre 2012

Vignaioli di Langa e Piemonte 2012

Ecco il resoconto della dell'evento degustazione dedicato al territorio delle Langhe e del Piemonte rappresentato da una cerchia di vignaioli chiamati a raccolta da Tiziana Gallo. A fare il report Massimiliano Montes di gustodivino.it

Seconda edizione per la kermesse organizzata da Tiziana Gallo.

Già passata alle cronache per i successi di Vini Naturali a Roma, Tiziana inserisce il moltiplicatore con l'evento dedicato ai Vignaioli di Langa e Piemonte, a soli due mesi da quello dedicato ai Vignaioli dell'Etna.
L'elenco dei partecipanti è di tutto rispetto. L'idea di proporre solo i vignaioli provenienti da una regione consente di avere un quadro d'insieme più preciso di quello che ci si può formare durante una degustazione generalista, dove inevitabilmente si mescolano aromi e sapori di diversi areali. Il difetto, se proprio lo si vuol cercare, è quello di abdicare a un'idea chiara e netta di vino prodotto con metodi naturali, ovvero col minimo intervento in vigna e in cantina, per consentire un affiancamento tra produttori convenzionali e naturali.


Un momento della degustazione

Questa non vuole essere un'idea discriminatoria, credo però che artigiani che rischiano di perdere il raccolto per non aver voluto effettuare trattamenti chimici in vigna, o faticano molto di più in cantina per il rifiuto di scorciatoie enotecniche, debbano essere in qualche modo gratificati rispetto a chi ha la sicurezza, e il risparmio, di una coltura e una vinificazione convenzionale.
Il rischio è quello di fare cadere in tentazione qualche produttore naturale che non si sente valorizzato nella giusta misura.

Detto questo la qualità delle degustazioni è stata medio-alta. Ci è mancato l'eccellente Barolo di Beppe Rinaldi, tutto venduto, ma ci  siamo consolati con Dolcetto, Freisa e Barbera.


Giacomo Fenocchio

Suscitano interesse le lunghe macerazioni di Giacomo Fenocchio, da quaranta a novanta giorni di contatto con le bucce, e fanno crollare alcuni miti enologici: si sente spesso dire, soprattutto da parte dei cosiddetti professionisti, degustatori e enologi, che macerazioni superiori a 12 giorni estraggono i tannini amari dai vinaccioli e dai mitocondri. Ebbene i vini di Fenocchio tutto sono fuorché amari, anzi sembrano setosi e raffinati come un nebbiolo evoluto. La fine del mito dei tannini amari.

Strappa un sorriso la Croatina de La Colombera, saporita e croccante, in controtendenza rispetto all'austerità dei rossi di Langa.
Una grande sorpresa ce l'ha regalata Christoph Künzli dell'Azienda Agricola Le Piane, con una bottiglia di Campo delle Piane 1985 prodotta dal precedente proprietario: “Questo è il vino che ha ispirato il mio lavoro”, ci dice con un sorriso sornione.


Christoph Künzli

E in effetti il calice ci dona inaspettate emozioni. Una velatura ossidata di Sherry e confettura di cilegie al naso non consente di capire subito con chi abbiamo a che fare. La sorpresa arriva al primo sorso: una retrolfazione imperiosa, ma precisa e pulita, inonda la nostra immagine gustolfattiva di profumi di erbe mediterranee, rosmarino, timo, salvia, insieme a sentori di pomodori secchi. L'acidità è decisa e tagliente e i tannini ancora lievemente astringenti. Il secondo sorso lascia irrompere chiari aromi di arancia rossa, la sanguinella, insieme a lampone ed altri piccoli frutti rossi, che ti accompagnano verso un lungo finale insieme a ritorni speziati e balsamici. Un vino del 1985: non puoi che sorridere soddisfatto.


Alessandro Bulzoni

E tra una chiacchierata con Alessandro Bulzoni, che, smesse le vesti dell'enotecaio, propone il suo Olio di Torre in Sabina, e una rivalutazione dei campioni degustati, ce ne torniamo resta in spalla, ringraziando Tiziana per il bel pomeriggio trascorso. 

C.d.G.

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Un vino dell'etna premiato 99/100 da James Suckling - domenica 11 novembre 2012

Un vino dell'Etna premiato 99/100 da James Suckling 


Mario e Michele Faro

Deve esserne rimasto folgorato per avergli dato 99/100.

E certo di vini James Suckling, il critico americano, penna tra le più autorevoli del mondo del vino, ne assaggia parecchi, da perdere il conto. Ma il Cru Etna Rosso Doc Vigna Barbagalli 2010, prodotto da Mario e Michele Faro di Pietradolce, lo ha considerato degno di far parte della rosa dei grandi.

E’ la prima volta che un vino dell’Etna prende tale punteggio. Oramai il vulcano siciliano è uno dei territori del vino più seguiti dalla critica internazionale, scandagliato dai loro palati e su cui si non si smette di prendere note e appunti. Terra "di vini affascinanti di grande bevibilità" come lo stesso Suckling lo ha definito nell'articolo, pubblicato nel suo blog www.jamessuckling.com, che racconta la sua ultima visita sull'Etna durante la quale ha assaggiato il Cru dei Faro. L'apprezzamento del giornalista americano è stata una graditissima sorpresa per i due fratelli produttori che hanno deciso di concentrare la produzione della loro cantina su pochissime bottiglie, imbottigliando il vino con i più alti standard, tra cui spicca il cru.


Vigna Barbagalli

Il Vigna Barbagalli nasce da un vigneto ad alberello pre fillossera. Si trova ad un’altitudine di 900 metri, nella contrada da cui prende il nome, nel territorio di Castiglione di Sicilia, sul versante Nord dell’Etna. Viene prodotto con lavorazione manuale e ne esistono solo 2.000 esemplari in commercio.

Edit By Cronachedigusto

Tag: etna, sicilia
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Local&Chic, quando il vino fa spettacolo - mercoledì 17 ottobre 2012

 

Local&Chic, quando il vino fa spettacolo

Dall’Etna al Cerasuolo di Vittoria: ecco come due territori cercano di promuovere la cultura del vino

Nel solco del “Cheap & Chic”, o nella sua variante attualissima “Cheap is Chic”, mi sono imbattuta nell’ultimo mese in un paio di degustazioni di notevole seduzione, e cioè nella quarta edizione de “I Vini della Costa d’Oro”, 24 settembre a Passopisciaro/Castiglione di Sicilia.

 Un evento sui vini della costa etnea da Rovittello a Randazzo, un po’ alla francese con l’idea della Côte d'Or; e, il 13 ottobre, nell’edizione zero del “Cerasuolo Night Party” tra Acate e Vittoria, quindici produttori a confronto sulla prima e unica Docg siciliana.


Passopisciaro, I vini della Costa d'Oro

Mi viene in mente un’altra frase tedesca su Berlino ormai entrata nella storia “Arm aber sexy/povera ma sexy” pronunciata dal suo sindaco Klaus Wowereith.

Battute a parte, i termini povero e cheap non sarebbero poi così calzanti perché della raffinata degustazione non mancava proprio nulla: il concept organizzativo, la localizzazione dell’evento a pochi metri dalle vigne, la partecipazione di una larga fetta di persone, tra cui i produttori, normali cittadini, esperti di settore, giornalisti, enologi, commercianti, appassionati, il lato ludico dell’incontro, erano perfetti. Entrambi gli incontri, la cui aria notturna era intrisa di quei profumi della vigna, della terra e delle pietre che il naso ritrovava nel bicchiere, non si sono esauriti la sera stessa dell’evento; bensì, hanno continuato a capitalizzare le presenze ricevute con visite in azienda, ospitalità, colloqui e giornate d’intenso puro piacere gastronomico.


Giuseppe Russo con Alberto ed Elena Graci

Così, niente lunghi viaggi, niente trasportatori, niente enti espositivi, società di promozione, carta stampata, voluminose cartelle stampa, panini precotti e costosi ristoranti turistici ambasciatori del surgelato; e, invece, tanta voglia di divertirsi per una sera con stile e vini buoni.


Cerauolo Night Party nella cantina di Dorilli di Planeta

Chi c’era non dimenticherà facilmente l’aria di fine settembre del vulcano oppure il raffinatissimo grill, dance & country wine-party allestito da Planeta a Dorilli. E non dimenticherò la visita ad altre cantine l’indomani mattina. La formula Strada del Vino + Consorzio di Tutela + venti produttori che accolgono quaranta amici, due ciascuno, oltre i partner, i vicini, gli appassionati e i sostenitori locali, funziona. I social media, Facebook, Twitter e Foursquare e un iPhone avranno anche fatto il resto… che vuol dire il boom di presenze. Benvenuti nel ventunesimo secolo. Io c’ero, ho assaggiato vini straordinari, e mi sono divertita una cifra. Ho deciso, cercherò di evitare il vino lontano dal vigneto: Local è Chic.

Marina Violetta Carrera

 
Le aziende de “I vini della Costa d’Oro dell’Etna”:
Antichi Vinai
Calcagno
Azienda Agricola CE.LA.FA
Cantine Russo
Cottanera
Etna Wine
Az. Vit. Terre dell’Etna s.r.l
Girolamo Russo
Graci
Grasso Filippo
Moganazzi
Ottocentouno
Passocannone
Patria
Pietradolce
Planeta
Az. Agr. Siciliano
Tasca d’Almerita
Az. Agr. Calabretta
Tenuta delle Terre Nere
Tenute di Fessina
Tenuta Mannino
Terre di trente Vini e Oli
Vagliasindi
Valcerasa
Vino Nibali
Wiegner
Quantico
 
Le aziende del Cerasuolo Night Party:
Antica Tenuta del Nanfro
Azienda Agricola Arianna Occhipinti
Azienda Agricola Gulfi
Azienda Agricola COS
Azienda Vitivinicola Avide
Cantina Valle Dell'Acate
Feudi Del Pisciotto
Feudo di Santa Tresa
Fià Nobile S.a.r.l.
MaggioVini
Planeta
Terre di Giurfo
Azienda Agricola Graziella Battaglia - Gurrieri

BY Cronache di Gusto

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Cantine Russo - martedì 2 ottobre 2012

Etna, i vini di Cantine Russo conquistano Turchia e Armenia

 


Gina Russo

Narra la Genesi che Noè piantò il primo vigneto in Armenia, nell’altopiano dell’Ararat.

Infiniti secoli dopo i vini dell’Etna Doc approdano nella terra di origine della viticoltura, passando anche dalla Turchia. Nel segno di una Sicilia che sa esportare e che non si finisce mai di raccontare e neppure di bere. Sono, infatti, tante le storie siciliane che parlano di vino, di sfide importanti e di progetti che si arricchiscono di capitoli sempre nuovi. Una di queste è iniziata molto tempo fa nella piccola frazione di Solicchiata, a Castiglione di Sicilia, alle pendici dell’Etna. Qui sorge l’azienda vitivinicola della famiglia Russo dove il terreno vulcanico, ricco di minerali e l’altitudine dei vigneti conferiscono al vino che si produce caratteristiche uniche. Vini dalla grande eleganza e mineralità, che stanno per varcare anche i confini della Cina ormai diventata, per l’Italia, il terzo partner commerciale dopo Germania e Francia e prima di Spagna e Stati Uniti. “I nostri vini di qualità -  racconta al telefono Gina Russo  al timone dell’azienda  insieme al fratello Francesco, enologo - invecchiano con serenità. Crescono, evolvono e si affinano diventando eleganti interpreti di un territorio dalle caratteristiche uniche”. 

Il suo vino è arrivato in Armenia e in Turchia. Che tipo di mercati sono?
“La  Turchia e l’Armenia rappresentano mercati nuovi e molto interessanti per i nostri vini. In Turchia è la seconda volta che esportiamo. Spesso si pensa che sia più facile affermarsi in mercati come quelli americani, ma molte volte le vere sorprese arrivano proprio da mercati dove si pensa di non poter vendere e che sono considerati un po’ insoliti. Abbiamo venduto i nostri prodotti presso importanti ristoranti italiani e grandi  alberghi che hanno molto apprezzato il nostro spumante Mon Pit (ottenuto dalla vinificazione in bianco del Nerello Mascalese con pressatura soffice delle uve) e il nostro Etna rosso Doc Rampante che ha ottenuto numerosi premi”. 

Come è posizionato il vino dell’Etna all’estero?  
“La nostra azienda esiste da sessantotto anni ed è stata una delle prime ad esportare in Germania. Il vino si vendeva, certo, ma mancava nella zona dell’Etna quella capacità di fare impresa e di fare sistema che oggi per fortuna esiste anche se c’è ancora molta strada da fare. La Sicilia all’estero è molto conosciuta e apprezzata: adesso stiamo cercando di creare un nuovo indotto per il posizionamento del Nerello Mascalese intorno al quale, all’estero, c’è grande curiosità. In generale i vini dell’Etna Doc all’estero stanno crescendo moltissimo. I nostri rossi sono stati paragonati ai vini francesi della Borgogna ma in realtà anche quelli bianchi, con il loro sapore equilibrato e persistente, rappresentano sempre una piacevole sorpresa per chi li degusta per la prima volta grazie alla loro bella acidità e alla grande freschezza che li caratterizzano”.

Altri progetti che riguardano la sua cantina?
Stiamo per chiudere un grosso contratto con la Cina dove i vini francesi spadroneggiano nella vendita e nel posizionamento dei vini di fascia alta. In Cina è stata molto apprezzata la nostra riserva, nota anche per una etichetta in metallo finemente lavorata a mano come il Krasi Etna rosso, ottenuto dal Nerello Mascalese (80%) e Nerello Cappuccio (20%). E’ un vino che non viene filtrato, mantenendo così un colore rosso intenso. Tra un anno, poi, usciremo con una nuova bottiglia di spumante da uve Carricante”.   

Rosa Russo

http://www.cronachedigusto.it/

Tag: etna, russo, sicilia
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Champagne - venerdì 21 settembre 2012

 

Isinelli: "Il segreto dello Champagne? Le maison fanno sistema"

Continuiamo il ciclo di interviste dedicate a Panelle & Champagne, l'evento in programma il prossimo 14 ottobre a Palermo al Circolo Telimar.

E’ l’evento di sicuro glamour che si conferma, di anno in anno, la più grande manifestazione di champagne del sud Italia. Una vera sinfonia di aromi e di gioia per il palato.

In attesa della nuova edizione di Panelle & Champagne organizzato dal giornale on line di enogastronomia Cronache di gusto e dal circolo Telimar (domenica 14 ottobre, Lungomare Cristoforo Colombo) abbiamo chiesto ad Alfonso Isinelli sulla sua passione per le nobili bollicine francesi. Un amore ricambiato se consideriamo che la guida le Migliori 99 Maison di Champagne 2012/2013, di cui è curatore insieme a Luca Burei è stata premiata in Francia come miglior libro italiano sui vini francesi.

Quali sono le caratteristiche di questo vino?
“Freschezza, complessità, eleganza sono gli attributi delle bollicine francesi. Io sono un fan della acidità e della mineralità. Mi piace molto come tipologia il blanc de blanc. Per molto tempo la tradizione ha abbinato lo champagne al dolce, alle grandi occasioni: oggi non è più così. Può essere,infatti, gustato in molti modi. Le panelle siciliane sono un esempio. In realtà lo champagne è un vero alleato in cucina, un passepartout per tantissime preparazioni”.

L’Italia si conferma il sesto mercato mondiale dello champagne. Sta cambiando il gusto dei consumatori di questo prodotto?
“Il consumo è sempre legato alle grandi maison che hanno fatto la storia dello Champagne come Dom Perignon,Pommery (e altre ancora) nell’ultimo decennio nel mercato si sono anche affacciati piccoli produttori che danno vita ad un prodotto straordinario a volte anche superiore a quello delle grandi cantine. Essi rappresentano un po’ il mio modo personale di intendere lo champagne. E’ sorprendente poi  la loro capacità di stare uniti, di fare squadra. Una volta, ad esempio, un produttore molto affermato mi consigliò inaspettatamente di assaggiare lo champagne prodotto da un’altra azienda, da un’altra persona. Lei lo fa meglio di me, mi disse. Parlava di Dominique Moreau, che si occupa del marchio Marie Courtin e propone due champagnes straordinari, ricavati da due ettari tutti a Pinot Nero”.

Qual è il suo preferito?
“In assoluto quello che ho trovato davvero straordinario è il Clos du Mesnil di Krug in grado di dare grandi emozioni. Un vino davvero immenso,unico”.

BY www.cronachedigusto.it

Tag: Champagne
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I Migliori vini Italiani - mercoledì 12 settembre 2012

 

I migliori vini italiani per la stampa estera

Ornellaia, Sassicaia i vini italiani al top in assoluto per la stampa estera.

Decretati i migliori dalle firme delle 50 testate internazionali più autorevoli. Lo rivela una ricerca di Klaus Davi & Co. Al terzo posto troviamo Il Barolo Le Figaro di Bartolo Mascarello. Alti nella classifica La Rocca e il Calvarino di Pieropan, al quarto posto, e subito dopo l'Aglianico di Mastroberardino.

A conquistare la pole position il blasonato Ornellaia, che, a pari merito con Sassicaia, raccoglie il 22.5% delle citazioni nonché gli elogi dal più importante quotidiano economico americano, il Wall Street Journal: «Ornellaia e Sassicaia furoreggiavano già alla fine degli anni '90, mentre il loro profilo si è alzato anche grazie ad una nuova ondata di ristoranti italiani che hanno aperto negli Usa».

Al secondo posto (17.8%), si piazza un'altra casa vinicola toscana: la Ruffino, apprezzata in particolare dalla popolarissima testata tedesca Bild, che le dedica uno speciale firmato da Martin S. Lambeck: «Se cerchiamo
un vino dal tipico smalto italiano e puntiamo a bottiglie care e prestigiose, allora non rimane altro che scegliere un classico toscano come il Ruffino 2007 Modus, derivato da uve Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon».

Sul terzo gradino del podio (14.10%) si colloca il celebre gioiello delle Langhe piemontesi: il Barolo di Bartolo Mascarello che, con Le Figaro, riceve i consensi persino dalla stampa francese, solitamente avara di complimenti verso le eccellenze italiane.

Appena fuori dal podio (11.6%), un altro vino del Nord: il veneto Pieropan, le cui produzioni di La Rocca e Calvarino sono finite sulle pagine del New York Times. In questa classifica non poteva mancare un peso massimo dell'Italia meridionale come l'Aglianico di Mastroberardino che chiude la top five con il 9.5% delle citazioni. Per il noto quotidiano britannico Telegraph «la rinascita dei vini dell'Italia del sud è uno degli sviluppi più emozionanti nell'attuale scena vinicola. Aglianico è probabilmente la migliore di tutte le varietà di uve dell'Italia meridionale. Se volete un Aglianico di qualità dovete dirigervi verso Avellino, dove viene prodotto il Taurasi Docg: il produttore più conosciuto e affermato è Mastroberardino».

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Paesaggio & Vino - mercoledì 29 agosto 2012

 

Quanto il paesaggio influenza il giudizio su un vino

La descrizione di un  paesaggio è un  “Recit du Sol”, un racconto di terra, come recita il titolo di un quadro di Jean Dubuffet del 1959.

E i paesaggi, “sono geografie simboliche”. Lo  affermava convintamente anche  Daniello Bartoli, un gesuita scrittore del ‘600, che la geografia la usava come  “Critica” applicata  al paesaggio, come lettura morale di testi cifrati e di scritture geografiche” come ha fatto, fornendo un mirabile e lirico esempio, con i suoi versi ispirati dall’Etna. Sono solo alcune citazioni colte, come tante altre usate da  Diego Tomasi, un  ricercatore dell’Istituto sperimentale per l’agricoltura di Conegliano, per arricchire una incantevole relazione su “Vulcano e paesaggio” e svolta all’Azienda Barone di Villagrande, nell’ambito della seconda giornata  della 32esima edizione della “ViniMilo” in programma sino all’11 settembre sul piccolo comune alle pendici dell’Etna. Ottimizzandola poi, con un valore aggiunto: fondendo assieme, due anime, anzi declinando il territorio con il suo prodotto più tipico e misterioso, e anche  più ingente di significati culturali, valoriali e simbolici: il vino.

Partendo dalla sua personale consapevolezza cartesiana, che sta nel “Bevo, dunque sono”, ha voluto  estendere il suo postulato tentando di capire quanto un paesaggio possa influire o influenzare il giudizio positivo che si attribuisce ad un vino. Il concetto di questo connubio lo ha ben sintetizzato anche Claude Lévi Strauss, filosofo e antropologo, che amava dire: “A  buon pensare, buon mangiare” e questo chiarisce e fa emergere la quota di preferenza che viene assegnata ad un vino quando la sua origine è riconducile ad un bel paesaggio.


Filari in Slovenia

Diego Tomasi per dire queste e altre tantissime cose si è fatto supportare da un’ottantina di slide, con paesaggi le cui definizioni si collocano  in quella cosmica semplicità di terreni, pendii e vigneti che caratterizzano, differenziandoli, i terroir. Ma non si può parlare di paesaggio se non si chiarisce in via definitiva cosa sia un terroir. Il terroir  è un concetto che si è sviluppato negli ultimi dieci anni, è intraducibile in italiano, non è comunque un territorio, né una terra, ma è “un area nella quale – sostiene Tomasi - la conoscenza collettiva dell’interazione fra i caratteri fisici, climatici, del suolo, biologici dell’ambiente, compresi i vitigni e le sue varietà, permette la sua evoluzione verso pratiche colturali. E queste interazioni creano caratteristiche distintive ai prodotti che hanno origini in quest’area”.


Paesaggio della Mosella

Quindi – aggiunge Tomasi fornendo un esempio – “i vini dell’Etna sono completamente diversi dai vini di altre zone perché crescono in un ambiente pedoclimaticamente distinto,  che poi viene valorizzato dalla tradizione, dalla cultura dei vitigni locali. E  poi anche da un  paesaggio, che non per nulla è prossimo ad essere riconosciuto Patrimonio dell’Umanità. Qui terroir comprende  una specie si suolo, di topografia, di clima, di paesaggio che rientrano nell’ambito di una distinta unicità. Ma l’Etna è stato solo il primo di una lunghissima teoria che comprendevano terroir  della Germania, del Tokai con le sue caratteristiche cave nascoste che sono più interessanti dei vigneti, i paesaggi del Sudafrica e quelli americani, per passare alla Francia, Borgogna, Bordeaux e Champagne, non ignorando però l’Italia stagliata dalla Val d’Aosta sino a Pantelleria passando per il Soave, la Valpolicella, il Chianti e Montalcino per scendere nell’area calabrese del Gaglioppo sino alle mille isole “siciliane” del Bufalino.


Scorcio di Château Margaux a Bordeaux


Vigne del Chianti


Etna

“Ma arriviamo al dunque, chiedendoci come si fa a giungere alla conclusine che la bellezza del paesaggio influenza il giudizio sulla qualità del vino? Capendo innanzitutto che colore aroma olfatto,  percezioni degustative, forse non hanno più quel  carattere chimico-fisico determinante come si pensava (solo un 15/20% dei degustatori sa ripetere correttamente gli stessi giudizi su di un stesso vino) e che la degustazione apparterrà sempre più al dominio della metafisica. Dove la componente del terroir avrà un ruolo importante se non proprio determinante assieme alla regione di produzione, il clima e il suolo, la sua tradizione, all’ enologo e la sua fama, i piatti sul vino il paesaggio”. Tutte queste – per Tomasi-  non sono informazioni che si possono definire chimico-fisiche;  il termine corretto, sarebbe metafisica, “e vedrete che con i prossimi anni lo sentirete più spesso, perché vuol dire al di là della fisica, del colore del vino, dell’acidità, dell’aroma dell’equilibrio”.


Paesaggio della Champagne

Dunque quando si parla di vino e anche se buono, se non è legato al terroir questo vino può soffrire nel giudizio per mancanza di informazione, perché perde la sua tipicità, perde il suo appeal. Conclusioni: “Un vino anonimo senza associazioni – afferma Tomasi – ha sempre maggior difficoltà ad essere totalmente compreso rispetto ad un vino, pur di pari qualità, del quale si conoscono l’origine e gli elementi che costruiscono, il loro insieme. Dunque al consumatore occorre dare sempre più informazioni soprattutto sul paesaggio, sul terroir sulla sua  storia e sul carattere umano del suo produttore”. Se non lo si fa il consumatore se lo va a cercare autonomamente. Si tratta di  un nuovo atteggiamento, anzi  un’impennata di maturità che porta a saper scegliere i vini sempre meno buoni ma sempre più tipici. Che parlano di storia e di terroir.

Stefano Gurrera

FONTE www.cronachedigusto.it

Tag: paesaggio, vino
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Vendemmia 2012 - martedì 28 agosto 2012

 

Vendemmia 2012: il racconto dei produttori/1


Da sinistra Marco Caprai, Lilly Fazio, Antonio Moretti,
Fabio Rizzoli, Antoine Gaita e Cosimo Palamà

Come sta cominciando la vendemmia di quest’anno? Quali le aspettative?

I problemi legati alla siccità di quest’estate influiranno sulla quantità di raccolto? E sulla qualità? La crisi del settore come sta cambiando il modo “di fare vini”? Questo e molto altro è stato chiesto ad alcuni dei produttori italiani di vino. Che “hanno aperto il loro cuore” e raccontato in esclusiva per i lettori di “Cronache di gusto” sensazioni, umori ed iniziative della loro vendemmia 2012.
 
Ha cominciato la nuova stagione di vendemmia solo da pochissimi giorni, ma Fabio Rizzoli di Mezzacorona in Trentino, ha già le idee chiare. "Le uve si presentano  molto bene ed equilibrate con gradazioni molto alte e, nonostante un calo previsto di circa il 12% in meno rispetto alla scorsa vendemmia, ci attendiamo ottimi risultati in cantina». Mezzacorona ha iniziato con la vendemmia di Chardonnay Spumante e Pinot Grigio. Nessun problema di siccità, visto che l’azienda ha un efficace sistema di irrigazione di soccorso. "Qui in Trentino non abbiamo sofferto il caldo – spiega Rizzoli – semmai molte zone hanno sofferto per le copiose grandinate da cui sono state colpite". Rizzoli prevede un’ottima annata, anche per i rossi, come Teroldego Rotaliano e Lagrein Trentino. Ma con un rischio, ossia quello di un ritocco dei prezzi: "A causa della minore quantità prodotta, da noi soprattutto di Traminer Aromatico ma avvertita oramai a livello mondiale, prevediamo qualche necessario aggiustamento sui prezzi. Cercheremo di fare di tutto per garantire un equilibrio tra le esigenze dei produttori, che mantengono i prezzi fissi da 5 anni e la richiesta dei consumatori ma c’è il rischio che continuando così si produca in perdita".

Antonio Moretti, produttore toscano, adora la Sicilia. Tanto da essere il proprietario del Feudo Maccari a Noto, nel siracusano. "Abbiamo iniziato a vendemmiare il Grillo – spiega Moretti – Nessun problema legato alla siccità, grazie a qualche pioggia nel mese di luglio. Le maturazioni delle uve procedono in maniera regolare". Anche Moretti lamenta un calo di produzione (circa il 15 %). Un calo, però, che va a beneficio della qualità. Diversa la situazione a Magliano, nella Maremma, dove Moretti ha altri terreni. Lì sono state fatte numerose irrigazioni di emergenza per salvare il Sangiovese. "A luglio la situazione era già drammatica – spiega Moretti – Le foglie delle piante erano già gialle. Molte zone sono state colpite da questo fenomeno. Ma credo che dovremmo farcela".

Quantità inferiore di grappoli nelle piante anche nell’azienda pugliese di Cosimo Palamà: "Almeno un calo del 20 % - spiega – ma una qualità nettamente superiore". Il rischio siccità ha fatto anticipare i tempi della vendemmia. I primi grappoli ad essere vendemmiati sono stati quelli del Primitivo. "Siamo agli inizi, ma le prospettive sono ottime per tutti i vini, compresi i rosati che ci apprestiamo a raccogliere", conclude Palamà.

Prospetta una vendemmia di alta qualità, anche se precoce, Marco Caprai dell’Arnaldo Caprai di Montefalco, a Perugia, tra i maggiori produttori di Sagrantino di Montefalco. "È una vendemmia precoce per l'andamento climatico della stagione – spiega Caprai - e per le temperature elevate, ma la produzione si prospetta di buona qualità e le piogge previste per fine mese potrebbero determinare un innalzamento della qualità stessa in particolare per i rossi».
«Non vedo l’ora di imbottigliare questa annata e metterla sul mercato, perché le uve hanno una qualità vicina all’eccellenza".

È soddisfatta Lilly Fazio, della Fazio Wines di Fulgatore/Erice nel trapanese. "Il raccolto perderà un buon 25 %, ma ne guadagnerà la qualità". L’azienda trapanese ha iniziato a fine luglio la vendemmia delle uve per la spumantizzazione, mentre nei primi di agosto i bianchi precoci. "I primi test in cantina hanno confermato le nostre ipotesi e cioè quelle di un Nero d’Avola che avrà livelli di eccellenza incredibili". Nessun problema di siccità per i vigneti della Fazio. «Eravamo pronti ad irrigare in maniera artificiale, ma le abbondanti piogge invernali e gli acquazzoni di luglio hanno dato ai terreni acqua sufficiente ed hanno determinato la qualità importante delle nostre uve". 

Antoine Gaita di Villa Diamante in Campania non ha ancora iniziato a vendemmiare. "Nella nostra azienda la vendemmia è sempre tardiva, intorno alla metà di ottobre, ma l’inizio è sempre determinato dalle condizioni climatiche delle prossime settimane". Anche Gaita pensa ad una buona annata: "Con queste temperature i vitigni a bacca rossa, come ho constatato sul nostro Aglianico, sono sicuramente più privilegiati. Devo ancora verificare l’acidità delle uve, ma in questa fase abbiamo ancora pochi grappoli giunti a piena maturazione". La siccità non ha influito molto sulla resa, anche se Gaita dice che "peggio dello scorso anno non potremo fare". Che poi aggiunge: "È ancora presto per dirlo, ma questa annata sembra essere incanalata verso un buon successo dal punto di vista qualitativo. Con un minimo di acqua potremmo ottenere grappoli pienamente maturi ed omogenei, come nel 1997, quando, in condizioni molto simili, ho prodotto il mio migliore Fiano".

FONTE: www.cronachedigusto.it

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Franciacorta vs Champagne - giovedì 23 agosto 2012

 

Maurizio Zanella, presidente Consorzio Franciacorta: basta paragoni con lo Champagne

on 22 Agosto 2012. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'intervista

E’ il destino del “Franciacorta”, basta una parola e si scatena un vespaio.

L’ultima ad animare i cento giorni del presidente, tanto è durata la polemica, è stata “bollicine” termine da stornare dal disciplinare, perché, ne spiegavano, “è improprio e obsoleto”. Come se non fosse bastata la sfuriata di Beppe Severgnini di qualche tempo prima quando sul “Corsera” mise insieme, in un esercizio dottrinale di termini linguistici, “brut”, “champenois”, “spumanti”, “metodo classico” che è, sosteneva, una denominazione goffa e vaga, e persino “Champagne”, per giungere alla conclusione che “quelli del Consorzio di tutela del Franciacorta avrebbero un problema di denominazione che ne limita il successo internazionale e quindi dovranno trovarsi in fretta un sostantivo comune se vorranno far concorrenza allo Champagne”.

“Franciacorta” ecco il sostantivo che li elimina tutti, anzi li racchiude in senso totale, senza pronunciarli” – è la secca e pronta risposta di Maurizio Zanella che aggiunge, “ la fatua polemica su quel “lemma bollicine”, rientra in una nostra strategia che lavora in sottrazione affinché la semplificazione del disciplinare renda la denominazione “Franciacorta” esaustiva, con sempre meno inutili specifiche, dei reali contenuti del suo brand. Brand che oggi ha raggiunto livelli qualitativi e di appeal che quasi il confronto con la Francia e i suoi Champagne poco ci interessa e, anzi, sempre meno lo sarà col tempo”.

A ben pensarci “Franciacorta” è un nome bellissimo, eufonico, richiama presto una regione enologica, anzi definiamola un terroir (Severgnini approverà?) un lembo di terra lombarda compresa fra i fiumi Oglio e Mella a sud del Lago Iseo, clima mite tanto che qui crescono anche gli ulivi, e la cui genesi e le modificazioni del suolo, pare siano dovute a fattori biotici ovvero frutto dell’azione millenaria dell’erosione dei ghiacciai. Che con il loro lavorio hanno generato quei caratteristici ciottoli alluvionali che tanti effetti benefici arrecano ai vitigni. Insomma una felice sintesi che appena nata, enologicamente, individuarono in essa “La via italiana allo Champagne”.

Ma per trasformare un territorio così vocato in un’ area vitivinicola famosa c’è voluta l’arte e il genio dell’ uomo. Senza l’uomo la Franciacorta sarebbe stata un’area di grandi potenzialità ma semi sconosciuta. “E’ vero - commenta Maurizio Zanella - ma era una strada tutta in salita perché il nostro primo ed unico programma era quello di regalare al mercato prodotti sempre più qualificati e io sono felice che la Franciacorta abbia delle prospettive straordinarie ancora di crescita in termini di qualità. Ma c’è ancora molto da fare anche se abbiamo concretizzato molto di più e in fretta rispetto a tante altre aree emergenti sparse nel mondo. Grazie anche, lo dobbiamo doverosamente riconoscere, ad una natura così prodiga ad elargire frammenti di terroir prossimi al paradiso terrestre.”

L’Adamo di questo Eden all’anagrafe risultava tale Franco Ziliani che con Guido Berlucchi fondò la prima importante azienda spumantistica, a Borgonato, area bresciana. Correva l’anno 1955 e questo spiega la lungimiranza dei “franciacortini” che colsero ben presto e con oculatezza lo spirito per orientarsi sulle varietà scegliendo i classici Pinot Nero, Pinot Bianco e Chardonnay. Ma questi nobili ingredienti non sarebbero bastati da soli senza il genius loci che in fondo anch’esso è legato alla storia secolare della “Franzacurta” e agli uomini e produttori del ventesimo e ventunesimo secolo. Zanella compreso che ha ereditato la missione della Presidenza del Consorzio. Con lo stesso spirito? “Quasi, perché ogni azienda ha un suo Dna che ha reso la Franciacorta come una tavolozza di un pittore, piena di diversi colori, che creano una diversità non solo cromatica ma anche timbrica. I nostri produttori, centoquattro in tutto, sono come un’orchestra. Al di là del genius loci che lei cita, c’è stata la lungimiranza e la voglia e la capacità di sopportare pesanti sacrifici, lo diciamo non per suscitare compassione ma per manifestare l’orgoglio di aver superato l’asta fissata su certi impervi livelli qualitativi delle nostre…bollicine, e qui mi consenta di usare il termine, che hanno condotto ai successi e ai livelli di eccellenza che oggi tutti ci riconoscono”.

Allora anche qui basta pronunziare una sola parola “Franciacorta” per evocare un unico e univoco modo per richiamare una tipologia eccellente di Spumante italiano? O ha bisogno ancora di un qualcosa in più? “Basterebbe – puntualizza Zanella - ma abbiamo ancora un obbligo e un dovere verso il consumatore il quale soffre ancora la necessità di dialogare usando altri aggettivi, un consumatore che andrebbe ulteriormente educato da chi ha il compito di promuovere cultura”.

Nelle degustazioni alla cieca molti o alcuni spumanti italiani franciacortini e/o trentini ottengono spesso punteggi più alti dei celebrati Champagne, eppure i transalpini in fatto di charm e appeal sono ancora insuperabili. Grazie alla loro storia o cos’hanno in più di Voi? “Hanno un storia ininterrotta di esperienze enologiche, ma anche una dimensione e uno standard qualitativo che in verità è sceso forse perché costretti a sottomettersi magari alle leggi di mercato, ma io vorrei sottrarmi dal fare paragoni, forti come siamo oggi di quella consapevolezza di una personalità che non patisce alcun timore reverenziale nei confronti dello Champagne, un carattere diverso e ben riconosciuto non solo nei banchi d’assaggio ma anche sui prezzi allo scaffale. Basta con il fare i confronti con lo Champagne, anche se sempre più spesso la comparazione è a favore nostro per cui non chiamarli in causa torna sempre e tutto a nostro vantaggio”.

Un carattere che non si manifesta solo dentro le bottiglie ma in tutto il vostro territorio, con il Lago d’Iseo, la Valcamonica, l’Adamello, i Borghi tra i più belli d’Italia, i siti Patrimonio dell’Umanità.“E’ in atto un piano – anticipa Zanella - per la difesa e la valorizzazione di queste prerogative la cui attuazione sarà gestita da un consorzio dei diciannove comuni rientranti nell’area della Docg Franciacorta e in partnership con nostro Consorzio”. Allora viva le bollicine della Franciacorta. “Viva la libertà di espressione - chiosa Maurizio Zanella – Non vale una polemica. E’ importante invece che la cultura abbia capito che sia sempre meglio valorizzare una denominazione che non un disciplinare. E voi di Cronachedigusto ci siete riusciti”.

Stefano Gurrera

EDITED BY www.cronachedigusto.it

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